Anche quest'anno Il Comune di Grosseto, il Centro Documentazione Arti Visive, e la fondazione Grosseto Cultura hanno organizzato la manifestazione

La Citta Visibile 2011
LA MAREMMA TRA IDENTITA' E TRASFORMAZIONE

La nostra associazione ha partecipato con una mostra collettiva dal tema


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IL PAESAGGIO DEBOLE
TESTO DI MARCO TISI

Agli inizi degli anni '90, in un incontro avuto con uno dei più grandi artisti della fotografia, Mario Giacomelli, lo stesso ebbe a dire che i fotografi della nuova generazione erano dei geometri e misuratori di terreni.
Non aveva affatto torto, vista la grande attenzione che quasi tutti noi avevamo, ed abbiamo tuttora, nei confronti del territorio.
Il lavoro realizzato dal gruppo Photodigital non si sottrae a questa propensione, visto anche l'indirizzo tematico suggerito da "La città visibile", manifestazione in cui si inserisce.
Certo non è agevole indagare un territorio come la Maremma, così fortemente ancorato ad una mitologia iconografica o meglio ancora ad una iconografia mitologica. Un buttero a cavallo che nella pianura di Alberese raduna una mandria per un trasferimento, è un uomo titolare di un mestiere, peraltro molto duro ed usurante ed a volte mal retribuito, che è fatto di grande passione ed altissima specializzazione. Ma nella retorica iconografica diventa John Wayne che galoppa lungo una prateria del selvaggio Ovest americano.
Tanti piccoli John Ford hanno lasciato il loro segno.
Dietro una fotocamera si operano sempre delle scelte, culturali e formali, progettuali e tecnico-operative, consapevoli ed istintive. Mai come in questo caso diventano necessarie e radicali, onde evitare facili slittamenti di senso.
Nel lavoro di Photodigital tali opzioni sono ampiamente rappresentate.
La più evidente è quella della scrittura in B/N che accomuna tutte le fotografie.
Un linguaggio che nella storia della fotografia è ancora quasi tutto inscritto all'interno dei materiali analogici (pellicole, carte, prodotti chimici).
Solo negli ultimi anni sta assumendo , attraverso alcuni aggiustamenti, una sua connotazione come processo total-digital.
In conseguenza di ciò gli esiti formali sono diversificati, non solo in virtù di valutazioni espressive ma anche per la pratica di protocolli che stanno subendo una selezione naturale prossima a concludersi.
Differenziato è anche l'atteggiamento, quello che Wim Wenders chiama "disposizione"(Einstellung), che gli autori hanno assunto davanti al territorio-paesaggio.
Dallo sguardo straniante di Marcoaldi e Capirci, a quello più tradizionalista e rasserenante di Mariottini, Tronchi e Butteri.
Dallo stereotipo spogliato della quadricromia da depliant, di Zannerini, alle geometrie variamente strutturate di Bocci, Serafini e Meschini.
Dalla visione vagamente post-industriale di Peroni e Rossi, alla drammaticità di un paesaggio precario e provvisorio di Fattori (quasi una nemesi dell'onomastica).
Carolla e Guidoni operano tentativi , anche formali, di conciliazione tra natura e produzione energetica, mentre Andreini pone l'accento sulle incongruenze estetiche di quest'ultima.
Benesperi avverte le nuove generazioni che il "Planet", logoro contenitore di sogni artificiali, sta esaurendo la propria azione alla pari di un farmaco generico.
Orlando e Coscarelli cercano una intesa tra paesaggio e spiritualità, laddove l'architetto Milesi ha già trovato la sua sintesi tra luogo e fede.
Un enorme escavatore della Bonifica Grossetana diventa il minaccioso mostro meccanico della palude nella scrittura di Frassinetti.
Centovent'anni circa in duecento metri, tra la pompa del Vivarelli ed i pannelli fotovoltaici, interessante combinazione spazio-tempo di Bianciardi.
Un cavallo ed una spyder di fine ottocento, come non pensare, con Guarguaglini, ad "Animals in motion" di Eadweard Muybridge, che con la cronofotografia sui cavalli vanificò gli studi di tanti pittori dell'ottocento.
Gazzarri stimola, con un frammento d'Africa, pensieri su dignità e bellezza, e su quanto sia orribile la parola"extracomunitario".
Un serpente a quattro corsie striscia sulla pianura grossetana nel documento di Socci. i cassonetti in versione onirica di Tamburro, sono capsule miasmatiche colme di indiziari brandelli di identità.
Il panorama dunque è molto ampio e non poteva essere altrimenti.
La frammentarietà e la discontinuità stanno insidiando già da tempo un'identità territoriale che va progressivamente modificandosi.
C'è da chiedersi dunque se dobbiamo ancora registrare i mutamenti del paesaggio, oppure ci troviamo già di fronte un paesaggio di mutamenti.

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